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Gaetano Errico, fondatore dei Missionari dei Sacri Cuori, nasce il 19 ottobre 1791 a Secondigliano, antico casale a nord della città di Napoli. È il secondogenito dei nove figli di Pasquale e Maria Marseglia.
Il papà gestisce un modesto laboratorio artigianale per la produzione dei maccheroni, la mamma tesse la felpa.
Viene battezzato il giorno dopo la nascita nella chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano con i nomi di Gaetano, Cosma e Damiano. A sette anni riceve il sacramento della prima comunione, ad undici quello della cresima, mentre a quattordici anni fa richiesta di entrare tra i Cappuccini, poi tra i Redentoristi, ma la domanda è respinta a causa dell'età prematura.
Nel 1807 chiede di essere ammesso al seminario arcivescovile di Napoli e nel gennaio dell'anno seguente indossa la talare. Poiché la famiglia non può sostenere i costi per il suo mantenimento da interno, Gaetano segue gli studi da esterno, raggiungendo a piedi il seminario: ogni giorno, tra andata e ritorno, sono 8 chilometri, e né la pioggia, né il freddo, né il caldo lo possono fermare, tant'è grande il suo amore per il Signore.
Nel tempo della sua formazione seminaristica segue con grande profitto la scuola, partecipa tutte le mattine alla S. Messa e si comunica, aiuta in famiglia, visita ogni giovedì gli ammalati nell'ospedale degli Incurabili, la domenica va in giro per le strade per raccogliere i fanciulli per il catechismo.
Il 23 settembre del 1815 il Card. Ruffo Scilla lo ordina sacerdote nella Cappella di Santa Restituta, nella Cattedrale di Napoli.Diventato sacerdote, si dedica all'istruzione ed alla formazione cristiana, con la predicazione ed il ministero della riconciliazione, del suo popolo, turbato dagli effetti negativi sulla fede e sulla morale della rivoluzione in corso in quegli anni.
Durante la celebrazione della beatificazione di Gaetano Errico, Giovanni Paolo II ricorda così il suo impegno: "In un'epoca segnata da profondi cambiamenti politici e sociali, di fronte al rigorismo spirituale dei giansenisti, Gaetano Errico annuncia la grandezza della misericordia di Dio, che sempre chiama alla conversione coloro che vivono sotto il dominio del male e del peccato".
Infatti la sua azione apostolica fu diretta ad abolire ogni residuo di giansenismo e ad arginare l'opera scristianizzante delle "Sette", e fu ostacolata e combattuta. Fu più volte bastonato, attentato, minacciato di carcere e di morte, ma egli non era per niente intimorito e continuava a svolgere il suo servizio pastorale tra la sua gente.
Gaetano sviluppa la sua attività apostolica secondo quattro direzioni: annuncio della Parola, ministero della Riconciliazione, assistenza materiale e spirituale ai malati, servizio della carità. Quattro modi distinti per dire agli uomini che Dio è Padre e li ama.
Ha una vita d'intensa preghiera e di rigorosa penitenza, da far dire alla mamma, che lava le sue camicie intrise di sangue: "Adesso mi fai sentire quel dolore che non intesi quando ti portai in seno e ti partorii". Il primo segreto della sua santità è "consumare le ginocchia nella preghiera e... anche nel pavimento". Che don Gaetano sia un uomo di preghiera lo testimoniano le tante persone che l'hanno conosciuto e le due «fossette» nel pavimento della sua stanza, scavate dalle sue ginocchia. La penitenza è il secondo segreto della sua santità: nei venerdì e sabati limita i suoi pasti ad un solo piatto di minestra, tutti i mercoledì ed in molte vigilie digiuna a pane ed acqua, spesso dorme per terra. Porta un cilicio che cinge la sua persona: petto, braccia e gambe e "usa discipline di cordicella e di ferro di varie specie".
Lo zelo per l'annuncio della Parola non gli dà tregua, per cui non perde occasione per parlare di Dio, con la competenza che gli viene dallo studio continuo, e con l'amore che nutre per Lui e la salvezza della gente.
Ogni anno si ritira a Pagani, cittadina in provincia di Salerno, per gli esercizi spirituali nella casa dei padri Redentoristi; nel 1818, mentre prega sul coro, gli appare Sant'Alfonso per annunciargli che Dio vuole che lui fondi una congregazione religiosa, e gli dà come "segno" la costruzione di una chiesa a Secondigliano dedicata alla Vergine Addolorata. Anche in questo caso sono molti quelli che si dimostrano contrari e diffidenti, ma c'è anche chi appoggia don Gaetano con entusiasmo e con tanta voglia di collaborare. Il 9 dicembre del 1830 la Chiesa viene benedetta e, completata la costruzione, Gaetano Errico incarica Francesco Verzella, scultore napoletano, di realizzare una statua in legno della Madonna Addolorata. La tradizione vuole che egli abbia fatto rifare più volte il volto, esclamando alla fine: "Così era!". L'aveva vista in visione!
Nel maggio del 1835 la statua entra in Secondigliano e da allora continuano ininterrotti il pellegrinaggio e la devozione dei fedeli verso l'Addolorata.
Negli anni seguenti, mentre don Gaetano prega sul medesimo coro di Pagani, davanti al SS. Sacramento, il Signore gli manifesta che la nuova Congregazione "dev'essere istituita in onore dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria". D'allora i Sacri Cuori diventano per Gaetano Errico il centro della sua azione apostolica e missionaria, ed egli l'apostolo del loro amore misericordioso in tutto il Meridione d'Italia. La sorella testimonia che il fratello nutre fin da giovane seminarista il desiderio di partire missionario tra i non credenti: "Spesso soleva dimostrare il desiderio di andare a predicare tra gli infedeli, avendo, come egli diceva, gran pena per coloro ai quali mancava questo gran dono e per cui desiderava spargere il suo sangue".
Gaetano Errico è un uomo di Dio, il cui amore l'afferra tanto da essere pronto a dare anche la vita per Lui e a spingerlo ad annunciare a tutti, specialmente a quelli che non lo conoscono o l'hanno dimenticato, il suo amore di Padre.
Nell'andare ha con sé solo il Crocifisso e la corona del rosario, che gli pende dal fianco, che sono la sua unica ricchezza ed i mezzi infallibili del suo apostolico ministero.
Terminata la chiesa, don Gaetano comincia a costruire, in un luogo adiacente, la casa che dovrà ospitare i futuri religiosi, i Missionari dei Sacri Cuori.
Costruisce dapprima una piccola casa dove, nel 1833, si ritira ad abitare insieme ad un laico che cura il servizio della chiesa.
Con il trasferimento dalla casa paterna, inizia "ufficialmente" la realizzazione dell'incarico più importante ricevuto da Dio: la fondazione della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori.
Ingrandita la casa, fonda il "Ritiro sacerdotale dei Sacri Cuori" per accogliere i sacerdoti disposti a impegnarsi soprattutto nel lavoro delle missioni popolari.
Nel 1833 inoltra al Re la domanda per il riconoscimento del Ritiro, che è approvato insieme al regolamento il 14 marzo 1836.
Il 10 ottobre 1836 apre il noviziato, ammettendovi nove giovani. Nel maggio 1838 chiede il riconoscimento pontificio della Congregazione ed il 30 giugno riceve dalla Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari il decreto di lode.
Il 6 aprile del 1839, allo scopo di consolidare lo sviluppo della Congregazione, chiede il riconoscimento governativo, che il Re concede il 13 maggio del 1840, dichiarando "la Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori legittimamente esistente e capace di godere dei corrispondenti effetti civili e canonici". Nell'aprile 1846 ritorna a Roma per chiedere la definitiva approvazione. La Congregazione è cresciuta: è aumentato il numero dei congregati e sono state aperte diverse case. Il 7 agosto 1846 il Papa Pio IX emette il decreto di approvazione ed il 5 settembre il Breve apostolico.
Gaetano Errico, dopo l'approvazione, unanimemente eletto Superiore Generale, fino alla morte lavora per lo sviluppo della Congregazione, curando in modo particolare la formazione dei soggetti. S'impegna nell'attività missionaria, nella predicazione al popolo e degli esercizi spirituali in numerosi conventi di suore, nella direzione spirituale e, specialmente, nell'amministrazione del sacramento della riconciliazione.
Muore alle 10 del mattino del 29 ottobre 1860 a Secondigliano, all'età di 69 anni. "Amatevi scambievolmente e siate osservantissimi delle Regole", questo è il testamento che lascia ai suoi congregati.
Per tutti i secondiglianesi, per le persone che lo hanno conosciuto, ascoltato e seguito, "è morto un santo".
Il P. Russo Giuseppe, biografo e studioso di Gaetano Errico, in merito alla missione dell'Istituto, sintetizza, così, il pensiero del Fondatore: "I congregati dovranno dedicarsi alle opere dell'apostolico ministero: predicazioni d'ogni genere, missioni al popolo, visite agli ammalati ed anche ai carcerati per istruirli nella fede, ascolto delle confessioni, non solo nelle chiese della congregazione, ma dove ci sarà più bisogno. Ma l'opera principale della Congregazione dovrà essere quella delle missioni al popolo."
Nel 1866 il Card. Riario Sforza introduce il processo ordinario diocesano; nel dicembre 1884 il Papa Leone XIII lo dichiara Venerabile, ed il 4 ottobre 1974 il Papa Paolo VI emette il decreto di eroicità delle virtù.
Il 24 aprile 2001 Giovanni Paolo II firma il Decreto d'approvazione del miracolo ottenuto dal signor Salvatore Cacciappoli per intercessione di Gaetano Errico, e il 14 aprile 2002 Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato.
Attualmente è in atto il processo per la Canonizzazione.
 

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